Breve commento al Piano Nazionale d’integrazione dei titolari di Protezione Internazionale

Inviato da admin il 11/01/2019

Nel mese di febbraio 2017 erano già giunti in Italia circa 10.000 migranti dall’inizio dell’anno provenienti in gran parte dal Nord Africa.

In piena “emergenza sbarchi”, il giorno 22 febbraio 2017, il Ministro dell’Interno Minniti annunciava che entro il mese di giugno sarebbe stato presentato un Piano nazionale per l'integrazione articolato in diversi punti: inserimento socio-lavorativo, assistenza sanitaria, formazione linguistica, ricongiungimento familiare, istruzione e riconoscimento dei titoli di studio.

Il 26 settembre 2017 l’on. Minniti presentava il Primo piano nazionale di integrazione, rivolto esclusivamente ai beneficiari di protezione internazionale, e frutto del lavoro del tavolo di coordinamento nazionale con Governo, Regioni e Comuni insediato presso il Ministero dell'Interno.

Al fine di meglio comprendere il contenuto del piano sarà opportuno fornire alcune definizioni tecniche, seppur semplificate e non esaustive, per dare il giusto confine a termini che il gergo giornalistico troppo spesso confonde.

Rifugiato: chiunque, nel timore fondato di essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza ad un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato” (art. 1, Convenzione Ginevra 1951; Art. 2 Dir. 2004/83/CE; art. 2, comma 1, lett. e), D.Lgs. 251/2007);

Titolare di protezione sussidiaria: “cittadino di un paese terzo o apolide che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel paese di origine (o nel paese di domicilio se apolide), correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno” (art. 2, lett. g), D. Lgs. 251/2007)

Il Piano ha l’indubbio pregio di definire una linea di intervento nei confronti di un fenomeno, in evidente aumento negli ultimi anni, dei cittadini stranieri titolari di protezione internazionale e come tale andrà letto in stretto rapporto con le altre e diverse norme che interessano i cittadini stranieri presenti in Italia.

 

Il patto con chi viene accolto è basato su alcuni principi chiari e semplici. Chi è accolto, infatti, si impegna a imparare la lingua italiana, condividere i valori della Costituzione italiana, rispettare le leggi, partecipare alla vita economica, sociale e culturale del territorio in cui vive.

Da parte "pubblica", chi accoglie si impegna ad assicurare l'uguaglianza e la pari dignità, la libertà di religione, l'accesso all'istruzione e alla formazione, interventi diretti a facilitare l'inclusione nella società e nei suoi valori non negoziabili.

 

 

Ministero interno

Un modello di convivenza con i cittadini italiani ispirato ai valori della nostra Costituzione, è quello che si propone il Primo piano nazionale di integrazione rivolto ai beneficiari di protezione internazionale e che è stato presentato oggi al Viminale dal ministro Minniti.

E' il frutto del lavoro del tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il ministero dell'Interno e che vedrà nella sua successiva realizzazione il contributo di Amministrazioni centrali, di livello internazionale ma anche locale e del terzo settore.

Il patto con chi viene accolto è basato su alcuni principi chiari e semplici. Chi è accolto, infatti, si impegna a imparare la lingua italiana, condividere i valori della Costituzione italiana, rispettare le leggi, partecipare alla vita economica, sociale e culturale del territorio in cui vive.

Da parte "pubblica", chi accoglie si impegna ad assicurare l'uguaglianza e la pari dignità, la libertà di religione, l'accesso all'istruzione e alla formazione, interventi diretti a facilitare l'inclusione nella società e nei suoi valori non negoziabili.

Presenti al tavolo istituzionale, il capo di Gabinetto del ministro, Mario Morcone, il capodipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, Gerarda Pantalone, il direttore centrale per le Politiche dell'Immigrazione e dell'Asilo, Rosetta Scotto Lavina

Il manifesto

Conoscenza della lingua italiana, dei valori della Costituzione e riconoscimento della parità di diritti tra uomo e donna. Ma anche rispetto delle leggi e della libertà di religione. In cambio aiuti nel reperire un alloggio grazie all’inserimento negli interventi di edilizia popolare e facilitazioni nelle pratiche per i ricongiungimenti familiari. Sono solo alcuni dei punti del primo «Piano nazionale di integrazione dei titolari di protezione internazionale» presentato ieri al Viminale dal ministro degli Interni Marco Minniti, piano che rappresenta la tavola dei diritti e di doveri per quanti cercano rifugio in Italia. I beneficiari degli interventi di inclusione sono in tutto 74.853 (11.074 dei quali donne), cifra che comprende 27.039 rifugiati (persone perseguitate per motivi di etnia, religione, nazionalità o per l’appartenenza a un determinato gruppo sociale o politico) e 47.814 titolari di protezione sussidiaria (persone che non sono rifugiate ma per le quali esistono fondati motivi per credere che possano essere perseguitate nel Paese di origine). A tutti il piano chiede di condividere «valori non negoziabili», come li ha definiti Minniti, come «la laicità dello Stato e il rispetto della donna».

Il piano nasce dalla consapevolezza che quello migratorio e un fenomeno che ha cambiato le società occidentali determinando la necessità di garantire a quanti arrivano in Italia i diritti previsti dalla Costituzione, ma anche la possibilità per le istituzioni, centrali e locali, di governare il rapporto tra i territori e i migranti. Ecco quindi che con la richiesta di rispettare le leggi e di conoscere la lingua italiana, di un albo degli imam con l’obbligo di predicare in italiano e alla relativa trasparenza sull’origine dei finanziamenti destinati ai luoghi di culto, è previsto che all’uscita dai centri Sprar, il Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati, il migrante sia accompagnato in un percorso che lo aiuti a trovare un alloggio, anche, è scritto nel piano, «tramite la selezione di annunci immobiliari, la locazione di stanze in appartamenti con connazionali o un supporto economico per l’affitto». Tuto questo naturalmente, sottolinea il Viminale anticipando possibili contestazioni, «nella consapevolezza della situazione di emergenza abitativa che coinvolge le fasce deboli di tutto il Paese». L’obiettivo è quello di riuscire a garantire nell’arco dei prossimi due anni l’iscrizione all’anagrafe e l’acquisizione della residenza a tutti i titolari di protezione internazionale.

Infine i ricongiungimenti familiari. Nel piano si sottolinea come la possibilità di poter ricostruire un minimo nucleo familiare crea la base per una vera integrazione». Per questo sono previste modifiche legislative per aprire canali privilegiati nelle prefetture e nelle rappresentanze diplomatiche dove il titolare di protezione internazionale possa presentare domanda di ricongiungimento, ma anche dando al ministero degli Esteri la possibilità di rilasciare un laissez-passer al familiare non in possesso di passaporto o di un altro documento di viaggio.

Il sole 24 ore

Conoscenza dell'italiano, rispetto della Costituzione, uguaglianza di genere e condivisione dei valori fondamentali. Quanti beneficiano della protezione internazionale (sono ad oggi 74.853 in Italia) ha degli impegni verso il Paese ospitante, cui corrispondono altrettanti doveri per lo Stato che dovrà assicurare ai rifugiati uguaglianza e pari dignità, libertà di religione, accesso a istruzione e formazione, alloggio e sistema sanitario. Questi alcuni dei presupposti del primo Piano nazionale per l'integrazione predisposto al Viminale con l'obiettivo di «garantire una ordinata convivenza civile».

Il Piano, come ha più volte sottolineato il ministro dell'Interno Marco Minniti, è un tassello fondamentale della strategia che punta ad un governo del fenomeno migratorio, «perché una società più integrata è anche una società più sicura». Infatti, viene puntualizzato nel documento, si punta a costituire «uno strumento di attaccamento e responsabilizzazione nei confronti del territorio e della comunità di residenza, che sia il principale anticorpo in grado di prevenire e neutralizzare fenomeni di radicalizzazione». E in questo processo, ha puntualizzato Minniti, ci sono in particolare due valori «non negoziabili»: la laicità dello Stato ed il rispetto della donna.

La platea a cui è rivolto il Piano non è composta dai soli titolari di permesso di soggiorno per protezione internazionale. Ci sono infatti 196.285 persone nel sistema di accoglienza nazionale, la maggior parte richiedenti asilo e 18.486 minori stranieri non accompagnati. Il Piano individua le priorità da perseguire: sostenere il dialogo religioso attuando il Patto per l'Islam a livello locale; rendere obbligatoria la partecipazione ai corsi di lingua svolti nei centri di accoglienza; promuovere tirocini di formazione e orientamento all'apprendistato; incentivare la partecipazione al servizio civile nazionale; promuovere percorsi per l'accesso all'alloggio creando le condizioni per includere i titolari di protezione internazionale nei piani di emergenza abitativa regionali e locali; potenziare i percorsi di socializzazione riservati ai minori; rafforzare la rete dei centri per la tutela delle vittime di tratta. Tanti i soggetti istituzionali coinvolti nell'applicazione dell'iniziativa, oltre al ministero dell'Interno: i ministeri di Lavoro, Esteri, Giustizia, Istruzione, Salute e Politiche agricole, l'Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali (Unar), Regioni, enti locali e terzo settore.